MANOVRA 2019

Il 30 dicembre, a un soffio dall'esercizio provvisorio, la Camera ha approvato, una legge di Bilancio corretta profondamente per venire incontro alla Ue e non incappare nella procedura di infrazione.


E' arrivato il 30 dicembre scorso l'atteso e sofferto via libera definitivo alla prima manovra gialloverde. A un soffio dall'esercizio provvisorio la Camera ha approvato, con 313 voti favorevoli e solo 70 contrari di Fi e Fdi, perché Pd e LeU non hanno partecipato, una legge di Bilancio corretta profondamente per venire incontro alla Ue e non incappare nella procedura di infrazione. Una manovra firmata immediatamente dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che così è entrata in vigore, con sollievo di tutti, dal primo gennaio. La riscrittura delle ultime settimane ha consentito di evitare di fatto un commissariamento "di 5-7 anni" e ha fermato la corsa dello spread, sottolinea il ministro dell'Economia Giovanni Tria, ammettendo che raggiungere il traguardo è costato "grande fatica". Ma si tratta di un risultato "voluto da tutti" e che non intacca i 'pilastri' del progetto del governo "scritto con il cuore", come dice Luigi Di Maio, e che, esulta il premier Giuseppe Conte, apre per l'Italia una "stagione di riscatto". Peraltro, aggiunge Matteo Salvini, si rimettono "20 miliardi" nelle tasche degli italiani e sono quindi "ridicole" le contestazioni delle opposizioni. A frenare i festeggiamenti arriva però, a pochi minuti dal voto del Parlamento, il monito di Pierre Moscovici: Bruxelles, ricorda via Twitter, vigilerà "attentamente" sulla "esecuzione" delle misure, adottate dopo "lunghe discussioni e momenti difficili". Lo spettro della procedura, insomma, resta sempre dietro l'angolo. Anche perché ci sarà da fare i conti, come ammette Tria, con un contesto internazionale che "non si annuncia favorevole e con impegni presi con Bruxelles non semplici da mantenere, dal maxipiano di privatizzazioni da un punto di Pil agli aumenti Iva da oltre 50 miliardi in due anni da sterilizzare. E ancora prima saranno da concretizzare le promesse di bandiera di Lega e Movimento 5 Stelle, quota 100 per le pensioni e reddito e pensione di cittadinanza, ridimensionate nelle risorse ma non, ripetono come un mantra i due azioni di maggioranza, nella portata e nelle platee interessate. Il via libera alla manovra arriva comunque dopo che in Parlamento, e fuori, si è visto di tutto. Protese di Ncc, e dei tassisti, che hanno paralizzato Roma. Sindacati sul piede di guerra per il nuovo 'raffreddamento' delle pensioni. Pd in manifestazione fuori da Montecitorio e Forza Italia pronta a sua volta alla piazza in 'gilet azzurri'. E poi in Aula urla, spintoni, faldoni per aria, offese, accuse reciproche. Scontri, sempre più accesi, tra gli ormai ex alleati Lega e Fi. E, da ultimo, l'incidente sul "clima da terrorismo mediatico e psicologico" denunciato sul blog delle Stelle che ha scatenato lo sdegno delle opposizioni e la 'bacchettata' del presidente della Camera, Roberto Fico. "La democrazia non è sotto attacco: l'opposizione fa il suo lavoro", ha detto poco prima della rimozione del post dal sito ufficiale del Movimento. Più volte sollecitato dalle minoranze a essere "imparziale" e a fare rispettare le prerogative del Parlamento che non ha potuto, "prima volta nella storia", esaminare davvero la manovra, Fico ha difeso il suo ruolo, spiegando che certo, i tempi della discussione "dovevano essere più lunghi" ma non si potevano ampliare, pena l'esercizio provvisorio. Se il lavoro, a tratti estenuante, per portare a casa la manovra si è concluso a 24 ore dalla deadline del 31 dicembre, già da gennaio il governo dovrà comunque tornare a metterci mano. Intanto per sistemare il pasticcio dell'Ires sul no profit, sulla quale già è stata annunciata una retromarcia. E poi per rivedere qualche 'errore' o qualche 'dimenticanza'. Come quella - viene rubricato come tale - sul fronte della flat tax per gli autonomi. Varata con un 'buco' che permetterebbe lo sconto per un anno anche se si supera la soglia dei 65mila euro.

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